Autoarbitraggio nella scuola calcio
Pubblicato in Valori e Educazione Sportiva · Giovedì 22 Gen 2026 · 2:15
Nel calcio dei più piccoli l’obiettivo principale non è il risultato, ma la crescita educativa e sportiva del bambino.
Per questo la FIGC, attraverso il Settore Giovanile e Scolastico, ha introdotto nelle categorie di base una modalità particolare di gestione della gara: l’autoarbitraggio assistito.
Un modello spesso frainteso, ma centrale nel percorso formativo della scuola calcio.
Cos’è davvero l’autoarbitraggio assistito
Nelle categorie Piccoli Amici e Primi Calci, non è previsto un arbitro federale.
La gara viene gestita secondo il principio dell’autoarbitraggio, con la presenza di un dirigente della squadra di casa che svolge funzione di guida.
La gara viene gestita secondo il principio dell’autoarbitraggio, con la presenza di un dirigente della squadra di casa che svolge funzione di guida.
Il bambino resta protagonista:
- prova a riconoscere falli e infrazioni
- accetta il confronto con l’avversario
- impara a fermare il gioco in autonomia
Il dirigente non arbitra, ma educa.
Il ruolo del dirigente-arbitro (squadra di casa)
Secondo le indicazioni del Settore Giovanile e Scolastico FIGC, il dirigente incaricato:
✔️ Deve
- garantire sicurezza e corretto svolgimento
- intervenire solo in caso di necessità
- spiegare le regole con linguaggio semplice
- aiutare i bambini a trovare una soluzione condivisa
- mantenere un comportamento super partes
❌ Non deve
- fischiare ogni contatto
- sostituirsi alle decisioni dei bambini
- influenzare il risultato
- assumere atteggiamenti autoritari
Il suo compito è formativo, non competitivo.
Perché il dirigente è della squadra di casa
La scelta della FIGC è pratica ed educativa:
- semplifica l’organizzazione
- garantisce una figura di riferimento chiara
- favorisce un clima sereno
- responsabilizza la società ospitante
Il presupposto fondamentale è la neutralità: senza questa, l’autoarbitraggio perde il suo valore.
Le regole dell’autoarbitraggio assistito secondo la FIGC
1️⃣ Nessun arbitro federale
Non è prevista la designazione ufficiale. La gestione è educativa.
2️⃣ Bambini protagonisti
Sono loro i primi chiamati a riconoscere falli, rimesse e riprese di gioco.
3️⃣ Dialogo prima del fischio
In caso di dubbio:
- ci si ferma
- si parla
- si trova un accordo
4️⃣ Intervento dell’adulto solo se necessario
Il dirigente entra in gioco solo quando i bambini non riescono a risolvere.
5️⃣ Fair play obbligatorio
Sono vietate proteste, urla e comportamenti aggressivi.
6️⃣ Risultato secondario
Non esistono classifiche ufficiali: conta il percorso, non il punteggio.
Cosa imparano i bambini
Grazie all’autoarbitraggio assistito, i piccoli calciatori sviluppano:
- senso di responsabilità
- rispetto delle regole
- autocontrollo
- capacità di dialogo
- accettazione dell’errore
Competenze che resteranno anche fuori dal campo.
Il ruolo dei genitori: fondamentale (anche nel silenzio)
Affinché il modello funzioni, i genitori devono:
- evitare urla e proteste
- non interferire sulle decisioni
- sostenere con applausi e incoraggiamenti
Ogni intervento esterno annulla il valore educativo del sistema.
Conclusione
L’autoarbitraggio assistito non è assenza di regole, ma un modo diverso di insegnarle.
Un modello voluto dalla FIGC per mettere il bambino al centro, responsabilizzarlo e farlo crescere.
Un modello voluto dalla FIGC per mettere il bambino al centro, responsabilizzarlo e farlo crescere.
Nel calcio dei piccoli:
⚽ prima si impara a rispettare, poi a vincere.
Ed è proprio questo il vero successo della scuola calcio.


